La deriva sindacale in Unicredit, ovvero quando il sindacato difende se stesso (parte terza).

Non si è fatta attendere la risposta della Fisac Cgil di Roma all'imbarazzante lettera che la UILCA ha inviato a "Il fatto quotidiano" a difesa dalle accuse su presunti inciuci a difesa di alcuni suoi dirigenti sindacali.

Alcuni passi interessanti:

Chiaramente esigenze tecnico produttive e organizzative aziendali, non certo sindacali. Una demarcazione non netta di questa differenziazione condurrebbe ad una commistione tra datore di lavoro e sindacato, dove quest’ultimo rischierebbe di divenire parte integrante del sistema di potere organizzativo aziendale. Non solo, ma si aprirebbe una situazione di conflitto di interessi senza precedenti nella storia sindacale. Basti immaginare una delegazione trattante in una procedura di licenziamenti collettivi, dove il mantenimento in servizio di dirigenti sindacali pensionabili dipendesse dall’esercizio di una facoltà di potere aziendale.
La cosa più sconcertante è che l’errata affermazione della Verga sul contenuto delle norme dell’accordo, avviene da parte di chi risulta essere primo firmatario, a nome della UILCA, di tale intesa del 15/9/2012.

La prima è l’affermazione nella nota “che l’uscita è stata solo rinviata di qualche mese e che al momento in cui è uscito l’articolo erano già passati nelle file dei pensionati”. L’affermazione è vera solo a metà in quanto un primo dirigente sindacale ha cessato il rapporto di lavoro otto mesi dopo, il 31/7/2013”, il secondo solo il 31/12/2013. Non è però questo il punto, dato che l’Azienda aveva la facoltà di mantenerli in servizio fino al 31/12/2015. E’ evidente che gli innumerevoli ricorsi alla Magistratura hanno consigliato bene all’Azienda di accelerare i tempi. E a riprova di tale modo di procedere c’è il caso di un segretario nazionale pensionabile del SINFUB, anch’esso sottoscrittore, come un altro nazionale pensionabile, attualmente ancora in servizio, della FABI, della suddetta intesa. Questi aveva aderito al precedente esodo volontario previsto dal Protocollo di accordo del 18/10/2010 e ha cessato, affrettatamente, il rapporto di lavoro il 30/6/2013. Ebbene, c’è un piccolo però, per quell’accordo la data di pensionamento del dirigente sindacale era inequivocabilmente il 1 gennaio 2011. Ben due anni e mezzo prima. In questo caso, però, non si era presenza di ricorsi che denunciassero questo fatto di mala gestione aziendale e sindacale, ed è stato possibile prendersela comoda nell’ottemperare alle norme. Mi domando quale sia l’autonomia di qualsiasi dirigente sindacale che trattasse sotto questa spada di Damocle.

 

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