Se in Ugis abbiamo il telelavoro il merito è di Uilca e Fisac!

E’ proprio vero, nella vita non si finisce mai d’imparare. Perché imparare non è – solo – stare con il capo chinato sopra dei libri. E’ anche esplorare, arricchirsi, conoscere, insomma non smettere mai di crescere.

E così ieri ho appreso una nuova lezione: nulla è come sembra. Meglio ancora: Posso credere a tutto, purché sia sufficientemente incredibile.

Durante un’animata intersindacale milanese ho scoperto che se i lavoratori di Ugis hanno potuto sviluppare un progetto pilota di teleworking è grazie a Uilca e Fisac.

Mi sa che mi devo essere perso qualche puntata perché nel mio vissuto quotidiano la prima Organizzazione mi è sempre sembrata disinteressata alla questione; ne pro ne contro. La seconda invece palesemente contro ma che di fronte alle pressioni di altre organizzazioni ha saputo “fare di necessità virtù” (con una mano concedo e con l’altra prendo). Del Segretario responsabile della Fisac di Ugis sono infatti note le frasi più volte ripetute di fronte all’Azienda che il telelavoro è la “tomba del sindacato” (come avevo riportato a pagina 2 di questo documento scritto a Maggio dello scorso anno). Ma c’è di peggio se ripensiamo alle affermazioni fatte dallo stesso personaggio lo scoro 25 Maggio durante l’Assemblea per il rinnovo del CCNL in sala anfiteatro a Lampugnano.

Per carità ogni Organizzazione ha il diritto di definire le proprie priorità ed aree d’intervento e fare le proprie battaglie. Si abbia perlomeno la decenza di non prendersi meriti impropri o di erigersi a sostenitori e cultori di nuovi modelli organizzativi che non si condividono; perché così diventa solo una presa in giro per quei lavoratori che in questa idea ci hanno messo “la faccia”, oltre che dei sindacalisti che si sono impegnati per questo progetto.

Chi si è offerto oggi di partire con la sperimentazione non l’ha fatto per spirito di sacrificio, o per immolarsi a favore dell’Azienda. Ne sarà pagato di più o godrà di maggiori vantaggi economici.
L’ha fatto semplicemente per un’esigenza personale, spesso per problemi di salute, oppure perché vede in questa nuova forma di lavoro la possibilità di ottenere quell’avvicinamento a casa da molto tempo cercato e sempre dall’Azienda osteggiato.

Onore al merito alla Fabi ed alla Fiba che su questo tema hanno sempre manifestato grande sensibilità, anche se per aiutare solo un pugno di colleghi.
Il sindacato non serve solo per “le masse”, deve avere a cuore anche il singolo lavoratore.