LETTERA 43: uno schiaffo al management ed ex management di UniCredit

Banche, i piani post-crisi dicono che la svolta è ancora lontana

Le strategie messe in campo raccontano favole, in cui si sublima l’incapacità degli istituti di credito di realizzare gli obiettivi comunicati al mercato. L’ultimo esempio è Carige.

Nulla di nuovo e soprattutto pochi media lo rilevano. Leggi e rileggi i piani industriali delle banche sostanzialmente fallite o prossime al default e ti rendi conto che si naviga a vista, o comunque secondo uno schema superato che evidenzia la inadeguatezza del management strategico. Tra l’altro, come già ricordato su queste colonne, si tratta degli stessi manager che sono stati sostituiti nelle loro precedenti esperienze perché reputati inefficienti. Parliamo soprattutto degli ex top manager del gruppo Unicredit e del processo di “unicreditizzazione” delle banche già fallite o vicine al default da cui nasce una perplessità che deriva dalla considerazione di fondo sul ritardo italiano in merito al processo di cambiamento e svecchiamento della classe dirigente, compresa quella bancaria. In altre parole: se i nuovi manager erano stati giudicati anziani e superati (se non inadeguati) dalla loro stessa banca e rimossi dagli incarichi (con la formula dell’invito alle dimissioni), come mai, poi, li si chiama a dirigere istituti sull’orlo del crac o reduci da un fallimento, e che continuano a rivelarsi inefficienti?….

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