Banco Desio. Finito il tempo per indignarsi. Urge fare qualche cosa.

(Via Finanzaonline.com)

Banco Desio: via libera del Cda a offerta per il controllo della Popolare di Spoleto

Il Cda del Banco di Desio e della Brianza ha deliberato di proseguire nella corsa per l´acquisizione del controllo della Banca Popolare di Spoleto (in amministrazione straordinaria) e quindi di presentare l´offerta.

"Qualora l´offerta venisse accettata ad esito della procedura competitiva in corso, l´eventuale acquisizione andrà a completare il progetto di riqualificazione della Rete Commerciale del Gruppo, avviato con il Piano Industriale 2013-2015", si legge nella nota del Banco Desio, supportato da Banca Imi in qualità di advisor finanziario.

L´offerta sarà condizionata all´ottenimento delle necessarie autorizzazioni da parte delle Autorità di vigilanza e alla mancata adozione di un provvedimento della Consob che disponga un'offerta pubblica obbligatoria.

Ma com'è possibile che un gruppo bancario sul cui operato è stato richiesta la costituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta per accertare le cause e le eventuali responsabilità civili, penali e politiche sugli scandali del Banco di Desio e della Brianza, oltre che sulle società affiliate Banco Desio Lazio, Credito Privato Commerciale, Brianfid Lux  (qui l'articolo de Il fattoquotidiano.it) possa acquisire il controllo di un'altra banca?

Qui l'Atto Senato n. 895 che al 23 ottobre 2013 risultava  assegnato ma per il quale non era ancora iniziato l'esame.

 

Una ricostruzione delle vicende arriva dalla relazione della Senatrice Mussini che di seguito potete leggere:

Onorevoli Senatori. — Il Banco di Desio e della Brianza S.p.A. vede la luce nell'estate del 1909 come Cassa rurale di ispirazione cattolica per iniziativa di proprietari terrieri e di imprenditori locali.

Tra questi ultimi, il ruolo della famiglia Gavazzi è determinante per delineare e favorire lo sviluppo della banca. Progressivamente la banca si sviluppa sul territorio nell'Italia del centro nord diventando il 15º gruppo bancario italiano per importanza e svolgendo attività bancarie e finanziarie in Svizzera (Credito Privato Commerciale SA) ed in Lussemburgo (Brianfid Lux SA).

Lo sviluppo di Banco Desio è stato costante e progressivo partendo da quel nucleo portante che si è sempre collocato all'interno di un contesto sociale, economico e produttivo molto peculiare come quello della Brianza. La Brianza — scottanti inchieste e recenti clamorose sentenze lo hanno definitivamente confermato — è stata purtroppo fortemente inquinata dalla presenza ormai trentennale, ed oggi in tempi di grave crisi sempre più articolata ed invadente, della mafia ed in particolare della 'ndrangheta.

Grande attenzione avrebbero quindi dovuto avere, anche per tali ragioni, organi di controllo quali Banca d'Italia e Consob quando la controllata Banco di Desio e della Brianza S.p.A., attraverso alcune complesse architetture finanziarie, a partire dal 2001, ha improvvisamente espanso la propria attività in Lussemburgo ed in Svizzera.

In particolare, l'acquisizione di Credito Privato Commerciale SA — già coinvolta in scandali internazionali nella vicina Francia — avrebbe dovuto essere esaminata con maggiore attenzione dai citati organi di controllo.

I guai di Banco Desio sono diventati evidenti quando — nel 2008 — la Procura di Roma, nel corso di una indagine per riciclaggio ed evasione fiscale a carico di un costruttore romano, ha aperto un autonomo fascicolo su tale gruppo bancario in connessione a spericolate operazioni finanziarie portate a compimento per la clientela più facoltosa.

L'autonoma indagine che si è poi sviluppata è stata affidata al pubblico ministero ed agli esperti del gruppo investigazione criminalità organizzata (GICO) della Guardia di finanza di Roma.

Gli inquirenti del GICO di Roma, attraverso una indagine che ha utilizzato tutti i più moderni strumenti investigativi oggi a disposizione, hanno portato fin da subito risultati straordinari ed un insieme di prove schiaccianti sul tavolo della Magistratura.

L'indagine a un certo punto si è come «arenata» e, dall'aprile 2009 al giugno 2011, nessuna attività di indagine è stata più autorizzata dalla Procura di Roma.

Solamente a seguito di una richiesta di avocazione delle indagini, presentata alla procura generale di Roma da due privati cittadini, il pubblico ministero competente il 1° agosto 2011, ha chiuso le indagini preliminari attribuendo una serie di reati (associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio con l'aggravante della transnazionalità, concorso in dichiarazione fraudolenta mediante l'utilizzo di artifizi atti ed idonei ad ostacolare l'accertamento delle imposte evase e concorso in appropriazione indebita di denaro con le aggravanti del danno patrimoniale allo Stato e dell'abuso di relazioni di ufficio) ad un ristretto gruppo di manager di due sole società del gruppo: Banco Desio Lazio S.p.A. e Credito Privato Commerciale SA (la banca svizzera con sede a Lugano).

Alle due sopracitate banche del Gruppo è stata invece contestata la violazione del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, in relazione ai reati commessi dai propri esponenti apicali.

Dal 1° agosto 2011 al 22 maggio 2013 l'unica attività che è stata portata avanti dal tribunale di Roma sembra essere quella di aver accettato un patteggiamento per l'ex amministratore delegato di Banco Desio Lazio S.p.A. (due anni e dieci mesi di reclusione con 1.400 euro di multa).

Appaiono troppe le anomalie e le irritualità emerse, e grande la differenza di giudizio tra gli inquirenti del GICO di Roma e la procura di Roma sulla portata e sulla gravità del coinvolgimento della capo gruppo e dei vertici di Banco di Desio e della Brianza S.p.A. nelle attività gestorie.

Considerata anche la scarsa trasparenza del sistema bancario, si ritiene che, nel rispetto delle indagini che già la Magistratura sta portando avanti con profitto per gli aspetti di propria competenza, il Parlamento abbia la responsabilità di prestare grande attenzione a questo problema provvedendo quindi ad adottare tutte le iniziative necessarie per fare chiarezza su un lungo periodo oscuro (2001-2011) nella gestione economico finanziaria della banca brianzola. Il Parlamento, dunque, deve valutare eventualmente ciò che non ha funzionato, capire di chi sono le responsabilità e fornire tempestivamente risposte in termini di giustizia, di equità e di legalità, nei modi previsti dall'articolo 82 della Costituzione.

L'auspicio finale è che si possa giungere, in questa legislatura, all'approvazione di una riforma della disciplina delle autorità di controllo, in modo da determinare le condizioni per valutare ciò che non ha funzionato e perché.

Il sistema bancario non è credibile se non offre precise garanzie ai risparmiatori e non è sufficiente un fondo di garanzia se mancano tutte le garanzie di trasparenza e tutela, sia della gestione dei risparmi che del posto di lavoro.

A tal fine, con il presente disegno di legge, chiediamo che venga istituita una Commissione parlamentare di inchiesta sull'operato del Banco di Desio e della Brianza S.p.A e delle controllate Banco Desio Lazio S.p.A., Credito Privato Commerciale. SA e Brianfid Lux SA. Compito della Commissione di inchiesta sarà altresì quello, di verificare le responsabilità per evitare che fatti di tale gravità possano ripetersi ancora.

Nell'articolo 1 si descrive il campo d'azione della istituenda Commissione, e si delinea il dettaglio delle attività sulle quali indagare, con particolare attenzione alle operazioni di acquisizione societaria e di attività su strumenti finanziari derivati.

Nell'articolo 2 si definiscono la composizione qualitativa e quantitativa della Commissione, nonché la sua struttura, la durata prevista della sua attività e le modalità di relazione in aula.

Nell'articolo 3 si definiscono i poteri della Commissione.

Nell'articolo 4 si istituisce un obbligo di segretezza.

Nell'articolo 5 si delinea l'organizzazione interna, della Commissione.

 

Interessante anche l'articolo di Federcontribuenti

(Immagine: http://meowpoc.tumblr.com/)

 

 

 

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