Banca Popolare di Bari: Gip del Tribunale di Bari avanza dubbi sull’operato di fabi, fisac cgil ed UniSin

Brutta faccenda… Non è certo il primo caso né, purtroppo, sarà l’ultimo. Ma non occorre generalizzare. C’è chi il sindacalista lo fa per passione, credendoci e investendoci anche del suo tempo e proprie risorse economiche. Le sigle sono composte da persone, sono loro che possono o meno fare la differenza. Ma anche di iscritti che dovrebbero, se non vigilare, quanto meno porsi delle domande sull’operato dei loro rappresentanti.

Per i singoli “venduti” basta una maggior vigilanza interna alle sigle (questo sì) ed al più i giudici.

Dopo  questo brutto episodio di pessima attività sindacale mi vedo i lavoratori pronti a scagliarsi contro tutti i sindacalisti: dicono una cosa e ne fanno un’altra, non mantengono le promesse. Sono incompetenti, bugiardi, inaffidabili….

Riporto un brano tratto dal libro “IL COMUNISTA BENITO MUSSOLINI” di ANTONIO GIANGRANDE (pag.552). Descrive un bel quadro dell’italietta. Si parla di politica (ma il concetto è applicabile ad ogni ambito organizzativo, mondo sindacale compreso), di politici e di elettori. Perché, a guardare bene bene, la storia ci inchioda: i mandanti dei politici siamo noi elettori. Siamo noi che li abbiamo votati. E se ci focalizziamo bene, i politici ci assomigliano: I politici italiani… sono Italiani! Precisi. Perché non dovrebbe essere così anche per i sindacalisti?

In Italia si fa carriera solo se si è ricattabili, scrive il 5 giugno 2015 Claudio Rossi su “L’Uomo qualunque”. “Il nostro Paese sta sprofondando nel conformismo (…) siamo usciti da una consultazione elettorale che ha dato il risultato a tutti noto, ma la cosa che colpisce è questo saltare sul carro del vincitore. Tacito diceva che una delle abitudini degli italiani è di ruere in servitium: pensate che immagine potente, correre ad asservirsi al carro del vincitore. Noi tutti conosciamo persone appartenenti al partito che ha vinto le elezioni che hanno opinioni diverse rispetto ai vertici di questo partito. Ora non si tratta affatto di prendere posizioni che distruggono l’unità del partito, ma di manifestare liberamente le proprie opinioni senza incorrere nell’anatema dei vertici di questo partito (…) Queste persone, dopo il risultato elettorale, hanno tirato i remi in barca e le idee che avevano prima, oggi non le professano più. Danno prova di conformismo. (…) La nostra rappresentanza politica è quella che è (…) La diffusione della corruzione è diventata il vero humus della nostra vita politica, è diventata una sorta di costituzione materiale. Qualcuno, il cui nome faccio solo in privato, ha detto che nel nostro Paese si fa carriera in politica, nel mondo della finanza e dell’impresa, solo se si è ricattabili (…) Questo meccanismo della costituzione materiale, basato sulla corruzione, si fonda su uno scambio, un sistema in cui i deboli, cioè quelli che hanno bisogno di lavoro e protezione, gli umili della società , promettono fedeltà ai potenti in cambio di protezione. E’ un meccanismo omnipervasivo che raggiunge il culmine nei casi della criminalità organizzata mafiosa, ma che possiamo constatare nella nostra vita quotidiana (…) Questo meccanismo funziona nelle società diseguali, in cui c’è qualcuno che conta e che può, e qualcuno che non può e per avere qualcosa deve vendere la sua fedeltà, l’unica cosa che può dare in cambio (…) Quando Marco Travaglio racconta dei casi di pregiudicati o galeotti che ottengono 40 mila preferenze non è perché gli elettori sono stupidi: sanno perfettamente quello che fanno, ma devono restituire fedeltà. Facciamoci un esame di coscienza e chiediamoci se anche noi non ne siamo invischiati in qualche misura. (…)

 

Chi elogia viene promosso, chi denuncia viene defenestrato. In un momento di vertenze legate al commissariamento della banca non esattamente la migliore delle premesse possibili.

Qui l’aricolo: Popolare di Bari, così la banca si è “comprata i sindacati”